I contestatori della Brigata Ebraica

– di Vincenzo Spadavecchia –

Li ho visti i contestatori della “Brigata Ebraica”. Erano a Molfetta qualche giorno fa. Pantagruelici biascicatori di lamenti cyberpunk su martiri di pietrapomice. Donne uscite dalla matita di Robert Crumb che si imputtaniscono con magliette attillate “antidigos” e calze a rete. Ragazzette nerovestite, intellettualizzate dall’occhiale modaiolo e dall’agendina “stop bombing Gaza”. I loro soldati in “non sense” sono più fantasiosi. Enormemente. Paurosamente. Con martelli pneumatici e pale meccaniche risvegliano il demone Pazuzu a Nimrod – fanno finire il mondo in Siria, come è stato scritto. Qui in Italia mandano a puttane la resistenza – con la birra in mano. Settanta è un numero farsescamente magico. Oggi preferisco il ’68 – stando dalla parte dei poliziotti…

Sfascisti

Mai visto così in piena il fiume della retorica sul 25 aprile come nella giornata di ieri. Mai vista, soprattutto, tanta unanimità nelle celebrazioni. Persino Rete 4 ci ha fatto su uno speciale, pure con le interviste ai partigiani. Sbalorditivo. Fino all’anno scorso, la ricorrenza era tutta punteggiata da polemiche, divisioni, provocazioni, tentativi di delegittimazione. Un buon segno? Macché. Abbiamo ritrovato l’unità nazionale? Sì, l’abbiamo ritrovata. Nell’era del “partito della nazione”, le culture popolari critiche cui la Festa della Liberazione alludeva sono state definitivamente domate. Quindi possono essere “celebrate”. Sono morte, finalmente. Ieri, l’onore delle armi. Da domani si va in Parlamento a consumare l’ultimo atto, a sfasciarne ogni residuo di memoria viva. La Resistenza è morta. Viva la Resistenza.