Italian Basement Tapes: Leone Di Lernia

di Vincenzo Spadavecchia

 

“Tu nen’zi dottor/Tu si nu rikkioun -ABBASCT L’MTAND!”

Fu un urlo da invischiato nel “Liverpudlian Rough Trade”, quello lanciato da “Cucciolo Di Lernia” anni fa. Sdoganò l’uso del dialetto nel “R’n’R”. Un tranese di angiporto ululò di “Trenta Chili” come se fosse Paul McCartney alle prese con “Long Tall Sally”. Dette nelle mani di tutti i ragazzini più sfigati il coltello a serramanico del linguaggio da scaricatore di porto. La volgarità che tanto fa inorridire le brave ragazze di buona famiglia solitamente estimatrici di turgori muscolari maschili variamente assortiti è l’eterno pezzo di ferro arrugginito nella tasca del “Perfect Stranger”. Quel “kitemurt” urlato nei juke-box degli anni Settanta fu un contributo fondamentale al “finto americanismo” del barese di costa -tutto “capelli alla barese”, zampa d’elefante, stivaletto, “Ray-Ban” e petto villoso. Il “Leone” dagli occhiali a televisore e dalle movenze negroidi piegava il ferro anglosassone a suo piacimento -un vero “blacksmith westerniano” del Tavoliere. “I Gotcha” era reso nell’unico modo possibile: un consonantismo da postribolo. Luca Bottura disse della morte di Leone Di Lernia -ciò che seguì fu “Thunder Road” di Bruce Springsteen. Quello Springsteen che, ragazzo, fece da spalla a un Chuck Berry che non lo vide dinanzi a sé. Ebbene, si guardi l’ultimo Leone Di Lernia. Lo si ascolti liquidare i “rap-cim d’rap”. Lo si ascolti rivendicare il proprio istinto “R’n’R”. Lo si goda sorridente dinanzi alla morte, gonfio di malattia e di medicina, levare il dito medio. E un “Wobbly” irriducibile pronto ad essere caricato insieme ad altri mille su un carro-bestiame. Destinato alla deportazione nel deserto dell’Arizona perchè ivi sia cotto al sole sino alle ossa. Si guardi la fine del primo capitolo della “Anthology Video” dei Beatles. Quando i gabbiani si levano sul “Royal Liver Building” di Liverpool insieme alla macchina da presa, la voce metallico-portuale di John Lennon attacca “Leave My Kitten Alone”. Dice del “Cunard Yank”. Dice di Leone Di Lernia e del suo “Trenta Chili”.

Ngulakitemurtestremurt!”.

(Per Enio Minervini -giovane rabbi riccioluto. Riportò a casa Bob Dylan. Riportò a casa Leone Di Lernia).

Edén Pastora
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