Un pio desiderio

– di Massimiliano Civino – 

 

 

 

La proposta sull’abolizione delle tasse universitarie rischia di essere soltanto un pio desiderio se non è accompagnata dalla comprensione della natura della crisi che viviamo oramai da quasi quarant’anni e che obbliga la società intera, più per necessità che per volontà politica, ad una trasformazione radicale dei rapporti sociali che danno forma alla vita di ciascuno di noi.

Infatti, dietro l’abolizione delle tasse universitarie c’è l’affermazione di un diritto allo studio. Ma dietro al diritto allo studio c’è la spesa in deficit dello Stato Sociale, entrato in crisi a partire dalla seconda metà degli anni ’70 con la caduta del moltiplicatore del reddito. La caduta del moltiplicatore ha, da una parte, allargato la crisi fiscale dello Stato, e dall’altra ha mostrato la difficoltà del rapporto di denaro a mediare la soddisfazione dei bisogni degli individui. Ma dietro la crisi del rapporto di denaro c’è dunque la necessità del superamento del mercato e dello Stato Sociale.

Il diritto allo studio, garantito universalmente a tutti per un intero trentennio a partire dal secondo dopoguerra, è stato smantellato innanzitutto perché sono venute meno quelle condizioni che hanno consentito la sua pratica realizzazione. Ovvero, garantendo uno sviluppo positivo della società, il diritto allo studio ha paradossalmente creato quelle condizioni per superare la base sociale sulla quale è stato edificato.

Chi oggi propone l’abolizione delle tasse universitarie, rispolverando cosí uno dei fondamenti su cui è stato costruito lo Stato Sociale, ossia il diritto allo studio, dovrebbe innanzitutto spiegare per quale motivo quel sistema è entrato in crisi a partire dalla seconda metà degli anni settanta, favorendo cosí l’egemonia del neoliberismo.

Quando, tanto per citare qualche esempio degli ultimi decenni, non soltanto le tasse universitarie aumentano, ma viene introdotto il numero chiuso per accedere alla maggior parte delle universitá e la competizione diventa il criterio con il quale le università si contendono gli iscritti, piú che del diritto allo studio si sta parlando di un suo simulacro.

Dunque, coloro non si interrogano fino in fondo sulla crisi e sulla nostra storia più recente, finiscono con l’echeggiare soltanto un pio desiderio.

London calling

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