La comunitá che manca


– di Massimiliano Civino –

Perché assistiamo inermi all’imbarbarimento della società civile e delle istituzioni dello Stato che la rappresentano? Per quale motivo cresce il consenso verso leggi che contrastano apertamente con qualsiasi principio di solidarietà? Di fronte alla disumanità dilagante, dove i governi non esitano a promulgare leggi razziste contro i migranti e provvedimenti contro le fasce più deboli della società, può la “comunità” costituirsi attraverso un potere esteriore come quello dello Stato, soprattutto quando si continua ad evocare come sua base il rapporto di denaro, cioè la sottomissione degli individui alla divisione del lavoro? [Ciò che i neokeynesiani fanno, più o meno consapevolmente, quando credono di opporsi al neoliberismo riproponendo un piano di investimenti pubblici e la creazione di nuovo lavoro statale]. 

Detto in termini più radicali, può la proprietá privata, della quale il mercato e lo Stato rappresentano in ultima istanza le sue determinazioni storiche, essere la forma compiuta ed ultima della soggettività umana? O forse gli individui sono oggi chiamati a conquistare nuovi e superiori rapporti sociali per superare l’alienazione e l’immiserimento della loro condizione?

Se il senso di queste domande continua a sfuggire completamente alla maggior parte degli individui, anche a coloro che sentono il bisogno di procedere dal «lasciare stare» del mercato ad un «decider cosa fare» attraverso lo Stato, è fondamentalmente perché resta intatta quella scissione schizofrenica dell’individualità moderna per la quale l’uomo come “cittadino” non riesce a sbarazzarsi pienamente della sua “anima” egoista come individuo.

È vero che ponendo la vita della comunità nelle mani dello Stato gli individui cominciano a riconoscere la socialità, ossia intravedono quel cordone ombelicale che collega ciascuno alle altre persone e alle cose del proprio universo. Ma, allo stesso tempo, ognuno continua a praticare il proprio egoismo cercando individualmente di non soffrire le conseguenze negative prodotte dall’egoismo generale.

In altre parole, lo Stato, pur rappresentando una necessità rispetto all’anarchico sviluppo del mercato, continua ad avere come base sociale una comunità di individui in opposizione tra loro, dove l’indifferenza prevale sul legame sociale.

Ad esempio, se con la rivoluzione del “Welfare State” il potere dello Stato ha dato a “ciascuno secondo i suoi bisogni” nella forma dei diritti, offrendo così una protezione in caso di incolpevole necessità e garantendo la creazione di un benessere materiale precedentemente impensabile, va anche riconosciuto che quel progetto ha mostrato la corda dopo qualche decennio proprio per i motivi che lo stesso Marx aveva lucidamente descritto.

Infatti, attraverso prima il mercato e poi lo Stato, “l’attività degli operai non viene soppressa ma estesa a tutti gli uomini; il rapporto della proprietà privata rimane il rapporto della comunità col mondo delle cose… [In questo mondo ognuno] cerca di opporre una proprietà privata generale (a proprio vantaggio) alla proprietà privata particolare (che è sempre quella altrui)”.

Quanto questa affermazione sia vera, è possibile constatarlo ad ogni livello della propria vita quotidiana: dal trattamento ricevuto dagli impiegati di uno sportello pubblico fino alle rissose discussioni di una semplice riunione condominiale.

La spinta verso la comunità è certamente una spinta oggettiva che si impone sugli individui al di là della loro consapevolezza. Ma affinché questo processo possa positivamente prendere corpo, senza generare disastri, occorre riconoscere che per continuare a dare ad ognuno “secondi i propri bisogni”, gli individui devono maturare nuovi rapporti attraverso i quali “ciascuno possa dare secondo le proprie capacità”.

Ossia, l’indifferenza sociale attraverso la quale lo sviluppo è sin qui intervenuto deve essere infine infranta gettando le basi di un agire comunitario dove si riconosce che la “più grande ricchezza dell’uomo è l’altro uomo”.

London calling

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *