Sinistra Italiana come sessualità isterica

di Vincenzo Spadavecchia

C’è qualcosa da studiare nel fatto contestatario avvenuto nella sera di lunedì 2 settembre 2019 in quel di Molfetta ai danni del depotenziato uomo politico rispondente al nome di Roberto Maroni. In epoca di informazione costantemente aggiornata, il meno normodotato -volgarmente, il più rimbambito- dei ragazzini saprebbe del ruolo a dir poco cariatideo del suddetto già ministro nei nostri giorni. Cosa ha spinto, dunque, persone mature, “di ruolo”, di presenza smartsocietale, di rinomanza organizzativo-caciocavallica a scalmanarsi in strombettature antileghiste francamente esagerate?

È la fallocrazia. Non vi è nessun leghista pericoloso in Roberto Maroni, non v’è più, perlomeno. Agli occhi iniettati di odio ancestrale, da rito di infertilità, di tali sinistri elementi in retroguardia, il già-uomo di potere ha debrillato di sinistra luce, di “oscuro oggetto del desiderio”. Un enorme membro sessuale, variamente e gendericamente troneggiante nelle fantasie paraletterarie dei più che vantano una tal nobile tessera. Tremore sudoriparo, occhi deorbitati, disfreno seminale, sono i sintomi di quella isteria parasessuale che la pornografia ci ha insegnato ad individuare con sicurezza, nella quotidianità infingarda ma in alcuni sani baleni, illuminante. Roberto Maroni svetta in ruolo da Richelieu dinanzi a tali eterni “parapalla” del giovanilismo eterno-studentesco.

 

Al maestro aragonese che, per la Via Lattea, ci condusse ad una stanza da cui ci è vietato di uscire.

Edén Pastora

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