La sinistra che persevera.

– di Danny Sivo –

Qual è il vero nodo da sciogliere per la costruzione di un modello alternativo a quello Renziano diretta conseguenza di quello del Lingotto di Veltroni?
Innanzitutto l’idea che non esistono più classi sociali e quindi partiti che rappresentino una “parte”, appunto ma un indistinto cittadino consumatore. La conseguenza diretta è la esclusione del conflitto (siamo tutti cittadini uguali anche se disuguali) e la politica è il governo di processi naturali non modificabili anzi da non modificare affatto.
Ne consegue che il partito come soggetto autonomo ed organizzato nella sua proposta di modello di società non solo non serve ma è un ostacolo da abbatttere; come? Semplice con le primarie “aperte” a chiunque (non solo al tuo blocco sociale) e quindi a partire da chi non è iscritto. Questa idea è stata sperimentata in Puglia già oltre dieci anni fa e diede la sensazione che attraverso quel metodo la sinistra potesse tramite una scorciatoia risolvere i propri problemi. La investitura diretta del leader presidente e segretario (capo) del partito la abbiamo sperimentata a sinistra con tutto il suo portato a partire dalla devastazione del proprio partito e collettivo politico ma evidentemente non è bastato.
Quello che sta succedendo nel PD era stato qui in Puglia ampiamente sperimentato e non è un caso se una parte della riflessione sugli esiti del leaderismo a sinistra fosse stato ampiamente discusso in Puglia (penso alla esperienza di BariPartecipa in particolare).
Ora anche nel PD i militanti che credono nella forma partito sono in crisi e assieme ad altri tenta di ragionare sui fatti e sulla possibilità teorica di invertire la tendenza attraverso un investimento politico che potrebbe dare vita ad un nuovo soggetto politico.
Occorre, però, fare chiarezza per evitare problemi politici che vanno affrontati e risolti e che non appertongono solo all’area PD, anzi.
In SEL c’era Migliore che ora è renziano (ma anche Vendola lo è stato sulle forme e penso alla insitenza sulle primarie) e nel PD Fassina che ora gli si oppone da fuori e D’Attorre da dentro (il resto della minoranza mi pare sostanzialmente subalterna). Il virus direttista e plebiscitario, insomma circola diffusamente e coinvolge anche presunti insospettabili come Landini che è arrivato a promuovere le primarie nella CGIL.
Queste forme plebiscitarie vengono sperimentate in SEL prima e poi nel PD. C’è chi nell’ambito del dibattito sul nuovo soggetto ripropone l’idea che alla base del nuovo soggetto ci debba essere “la elezione diretta del leader attraverso le primarie” e che non si debba fare un partito ma un movimento a rete che “abbia il compito di fare liberrare le energie naturali delle nuove generazioni”. Queste idee sono state riproposte ieri in un incontro promosso dall’Ex potente assessore pugliese Minervini attuale esponente di area vendoliana nel PD corrente Renzi fino a qualche mese fa e vero ideologo delle “fabbriche di Nichi” nel solito evento simil leopolda con tavoli tematici per esperti e “stake holders” con tanto di facilitatore. Fassina ha detto che non se ne parla proprio di mettere il partito nelle mani dei passanti ai Gazebo mentre Vendola si è un pochettino barcamenato nella incredibile eredità del suo movimento in Puglia che avrà da gestire un ex PD renziano DOC e un ex UDC (succede anche questo).
L’evento di Minervini viene per la cronaca promosso da un gruppo che si chiama “bollenti Minervini” (non so se è chiaro che a proposito di personalizzazione siamo oltre Renzi). Pertanto non sono stupito e non dobbiamo meravigliarci del rimescolamento di carte in corso, anzi.
Quello della forma della politica è importante almeno quanto il contenuto. Senza partito e quindi organizzazione del popolo nessun leader sarà mai “popolare” bensì vittima delle lobbies (prima o poi). A mio parere non può esistere nessuna sinistra che non abbia una forma organizzata della forma partito che non può essere la copia di quella passata ma occorre in premessa. Il problema è ben sentito anche a chi proviene dalla estrazione della migliore DC che aborre il leaderismo che sostitusice i congressi e la elaborazione teorico culturale.
Quest’ultimo aspetto, poi, è fondamentale. Il modello attuale basato sulla veloce elaborazione di concetti semplici e brevi che utilizza i post it tipici del Toyotismo non sono adatti alla politica almeno come la intendo io. Quando si fanno iniziative con tavoli tematici e facilitatori che scrivono cose sulla lavagna per poi portare i risultati al capo (“sagre” o “open” o “fabbriche”) si mutuano modelli aziendalistici di tutto rispetto che però non hanno nulla a che fare con un partito politico che ha il dovere di criticare l’esistente e non di “governarlo”.
Perchè alla fine, e torno alla premessa, il nodo sta tutto qui. Per quei modelli politici ed organizzativi compito della politica non è avere una idea di società diversa e autonoma ma al contrario lasciare liberare gli “spiriti” bollenti per Minervini e “animal spirits” per la scuola di Chicago ma appunto per loro la politica deve lasciare fare alla mano inivisbile. Io la penso esattamente al contrario. Il soggetto politico deve avere idee forti o se preferite una ideologia ed una sua organizzazione esattamente come ce l’ha oggi il capitale e la finanza al fine di aprire un conflitto politico con chi il conflitto (ricchi vs poveri) lo pratica quotidianamente.

Sinistra

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