Je suis un communiste

– di Massimiliano Civino –

Come un film giá visto, ai fatti tragici di Parigi stanno seguendo le patetiche manifestazioni di solidarietá dei grandi leader della politica mondiale, i maggiori responsabili del caos nel quale siamo precipitati.

È pur vero che, il richiamo alla violenza del contesto internazionale, alle guerre ed alle ingiustizie che l’Occidente continua a produrre sotto il vessillo della democrazia liberale, non può in alcun modo essere un’attenuante per giustificare le azioni criminali dei terroristi. Questi ultimi vanno combattuti con ogni mezzo a disposizione.

Quello che vorrei provare ad abbozzare, in questa breve riflessione a caldo, è una critica al progetto politico-ideologico del fondamentalismo islamico, convinto che la sua demistificazione aiuti a capire molte piú cose rispetto alla sua demonizzazione.

Semplificando, potremmo affermare che la distanza tra la democrazia liberale del nostro mondo e la reazione fondamentalista coincida con l’opposizione tra la promessa di una vita fatta di benessere materiale, consumismo e ricchezza culturale e quella di una vita consacrata ad una meta religiosa e trascendente, per la quale i musulmani radicali sarebbero disposti a tutto.

Ma siamo proprio sicuri che questa differenza rappresenti un conflitto reale? O nella realtá, sono due poli che si generano e si presuppongono a vicenda?

Parafrasando la famosa affermazione di Max Horkheimer in merito al rapporto tra capitalismo e fascismo, io credo che oggi chi non è disposto a criticare la democrazia liberale non possieda armi dialettiche e strumenti di comprensione per affrontare il fondamentalismo islamico.

Il fondametalismo islamico, che vorrebbe opporsi al capitalismo moderno con forme di restaurazione arcaiche appartenenti al passato piú remoto, parla giá con il linguaggio della modernitá. Infatti, se questa resistenza alla modernizzazione assume da una parte contenuti violenti, antichi e primitivi, la sua forma è decisamente ipermoderna. Lo Stato Islamico è ben organizzato in fatto di propaganda sul web e sui media, utilizza i mercati finanziari per sostenersi economicamente, compra armi, mezzi e beni, anche di lusso, prodotti in Occidente. Lo stile di vita dei musulmani radicali è dunque plasmato dalla modernitá.

Ma che dire dei valori fondamentali delle democrazie liberali? Come mai esse si dimostrano sempre piú deboli ed incapaci a preservare la libertá e l’ugualianza? Perché di fronte alla reazione del fondamentalismo islamico, esse sono costrette ad un’evocazione astratta ed autoconsolatoria dei loro principi?

Sono convinto che oggi, per sconfiggere il fondamentalismo e minare il terreno sul quale esso poggia, le democrazie liberali abbiano bisogno dell’aiuto fraterno della tradizione e del pensiero socialista e comunista, sempre a condizione che la sinistra saprá farsene carico. È bene ricordare che l’ascesa dell’”islamo-fascismo” avviene storicamente in concomitanza con la scomparsa dei movimenti di sinistra e radicali nei paesi musulmani.

Walter Benjamin affermava che “ogni ascesa del fascismo testimonia di una rivoluzione fallita”. L’ascesa del fondamentalismo islamico rappresenta soprattutto un fallimento della sinistra, perché testimonia di un potenziale rivoluzionario che la sinistra è oggi incapace di mobilitare.

 

London calling

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