La mobilitazione per le unioni civili certifica la morte cerebrale della sinistra


  • untitleddi Onofrio Romano –

Nei suoi articoli e nei suoi libri, il buon Emanuele Felice ci ricorda insistentemente e con una chiarezza senza eguali che il riconoscimento delle unioni di fatto non è una semplice questione di civiltà e di giustizia, ma il passo fondamentale verso la costruzione di un disegno istituzionale appropriato alla governamentalità liberale, di cui il nostro paese difetta. E che costituisce la causa ultima dell’arretratezza italiana, di quel deficit di sviluppo del paese che eccede largamente gli effetti specifici della crisi globale. Insomma, i diritti civili partecipano ad una “totalità” politica, sono la tessera di un grande mosaico, stanno dentro un preciso “pacchetto”. Lo stesso pacchetto che contiene il riequilibrio dei rapporti tra le parti produttive a favore dell’impresa, la flessibilizzazione del lavoro (il jobs act), la riforma della pubblica amministrazione (intesa come fluidificante degli affari privati), il riequilibrio dei poteri a favore dell’esecutivo e contro il legislativo, la legge elettorale iper-maggioritaria, la verticalizzazione del potere nelle scuole e nelle Università, i vincoli di bilancio, il taglio alla spesa sociale e pubblica ecc. Il disegno di legge Cirinnà partecipa a questa totalità.

Ora, non voglio certo sostenere che il milione di persone che ha invaso le piazze italiane sabato scorso sia una falange renziana. Né che esso condivida soggettivamente la totalità a cui i disegnatori della legge fanno riferimento. Né che sia oggettivamente “complice del regime”. Dico solo che il combinato disposto tra le piazze piene di sabato e le piazze desolatamente vuote in occasione dell’approvazione delle diverse tessere del mosaico liberal-renziano rivela, sociologicamente parlando, l’inesistenza in Italia di una “totalità” culturale-politica-istituzionale differente da quella in cui oggi si colloca il disegno Cirinnà. L’entusiasmo, la forza, la spontaneità con cui ci si mobilità “a favore” delle unioni civili non ha pari misura con l’entusiasmo, la forza, la spontaneità con cui ci si mobilita “contro” gli altri pezzi della totalità alla quale le unioni civili oggi si ascrivono. I manifestanti non offrono segni dell’esistenza di un altro mosaico in cui collocare le unioni civili.

La vicenda rivela la “morte cerebrale” della sinistra. Nel senso che essa prende vita, si manifesta e partecipa, solo a ridosso di frammenti culturali prodotti da altre menti, da altri quadri intellettuali. Senza cioè la capacità di esprimere un proprio autonomo punto di vista, una propria idea generale sul mondo. Il fatto poi che la mobilitazione riguardi “diritti civili”, dimostra ulteriormente che la sinistra non è più in grado di coagularsi intorno ad un progetto collettivo, ma solo a questioni di abilitazione individuale.

Questo è il punto che sollevo. Non ha quindi molto senso opporre l’argomento pragmatico: “intanto incassiamo questo e poi al resto ci pensiamo”. Esso non è né giusto né sbagliato. E’ semplicemente fuori tema.

L'osservatore Romano
2 comments on “La mobilitazione per le unioni civili certifica la morte cerebrale della sinistra
  1. Le riforme circa i “Diritti Civili” permettono una “tranquillità interclassista” che altre riforme non permettono. Quella è stata una manifestazione in difesa della riforma. Quelle altre riforme che venivano elencate hanno visto, invece, manifestazioni “contro” organizzate da rappresentanti sociali. Francamente sostenere che: “la riforma della pubblica amministrazione è intesa come fluidificante degli affari privati”, parentesi o non parentesi permettendo; è molto ingeneroso. Si può dire tutto, si possono avere tutti i pregiudizi che si vogliono sui protagonisti ministeriali della Riforma, ma non si può certo dire che non si dovesse mettere mano. La morte cerebrale della Sinistra sta anche nel non accorgersi di quanto la gente è stanca dell’ingiustizia fiscale, a fronte di uno Stato e di una P:A: che non “danno” in misura di quanto chiedono. Un sistema che ha drogato altri sistemi. Si costruivano appartamenti non perché dovevano pagarli col mutuo operai di fabbriche che esportano, ma destinati invece ad impiegati pubblici con la cessione del quinto la cui sicurezza dello stipendio “dava” certezza alle Banche. E come si compravano case si avviavano negozi e micro-iprese per le mogli di “postini” e “impiegati inps”. Mentre chi veniva da una famiglia di di mestiere” non poteva allargare mq e occupati. Come i milioni di nuovi occupati per denaro o patrimonio “fermi” ad aspettare che finisca il lentissimo incubo della giustizia civile. E la Sinistra ?

  2. 2 vecchi con la barba nella seconda metà dell’800 dicevano “……il proletariato liberando se stesso libera tutti i soggetti sfruttati”

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