Le due città

– di Danny Sivo –13198590_10209687258567777_7238617007347515861_o

Esistono almeno due città oggi a Bari. Una inserita, agiata e politicamente corretta ed un’altra apatica e fuori dai giochi in cui fenomeni di emarginazione sociale sconfinano in emergenza criminale. Finiti i partiti, fuori gioco sostanzialmente il sindacato, scomparsa ogni forma di civismo assistiamo attoniti all’emergere di fenomeni malavitosi comuni ed organizzati come forse mai prima in precedenza senza riuscire a leggerli adeguatamente.

Cosa è Bari oggi esattamente? Davvero la sua “narrazione” è tracciabile con un solco? Da un lato quella perbene e dall’altra quella dei cattivi come ce la racconta semplicisticamente la amministrazione di Bari?

E’ sufficiente, come successo in queste ore, invocare legge ed ordine (necessari) contro i venditori abusivi senza tenere conto di quanto socialmente sia degradata la città al fine di porvi rimedio?

Temo di no al netto della abnegazione e del senso dello Stato e delle Istituzioni delle forze dell’ordine che ieri hanno affrontato “gli abusivi”.

In questi giorni, e nei mesi precedenti, è successo di tutto: sparatorie, cariche di polizia e carabinieri, rinvenimento di armi e addirittura tritolo nei giardini urbani. Che succede alla nostra città? Quale è la conduzione sociale che produce questi fenomeni e soprattutto come si inverte la tendenza? Vorrei discutere di questo qui ed ora per cercare di capire se i vari “cacca day” ed altre lodevoli ma superficiali trovate social della amministrazione barese siano sufficienti o invece terribilmente inadeguate alla condizione data. Lo dico perché, scusate, credo nel primato della politica che non è estranea affatto a quanto succede ne si può limitare a dare giudizi senza autogiudicarsi.

E vorrei capire quanto sta incidendo nella evoluzione o involuzione della fase la politica della amministrazione barese. Quanto è utile ad esempio oggi ai fini della prevenzione dei fenomeni e nell’immaginario collettivo la foto del sindaco seduto su una montagna di rifiuti abbandonati dopo due anni di lotta senza quartiere a dimostrare icasticamente la sconfitta dello Stato ma utile alla condivisione social?

Continuo a pensare che senza un radicamento sociale ed una analisi che coinvolga politica, sindacati, forze produttive, scuola, volontariato ecc., senza uno studio, insomma di quanto va involvendo a Bari i semplici richiami alla legge ed all’ordine rischiano di essere vani e soprattutto inutili se non controproducenti. La sconfitta di questi fenomeni come è noto richiede tempo ed investimenti di lungo termine a partire dalla scuola mentre oggi le classi dirigenti hanno bisogno di mostrare immediatamente (selfie) i risultati.

Pensate davvero che coloro i quali sono scesi in piazza ieri (ma era già successo qualche anno fa ai tempi di Emiliano) abbiano paura dei vigili urbani? O della polizia? Davvero pensate che il problema che abbiamo sia il rispetto delle norme igienico sanitarie e non il controllo del territorio?

La verità è che il controllo del territorio è stato ceduto da tempo da parte dello Stato sin da quando abbiamo ritenuto che l’ordine pubblico ed il fenomeno mafioso fosse materia esclusivamente di tipo giudiziario e non politico. Lo ha fatto anche la politica locale ritirandosi dagli insediamenti di confine e limitandosi a coinvolgere capetti e bulletti quando non parenti dei boss direttamente nelle famigerate liste civiche fuori da ogni controllo e filtro. Da ragazzo ho passato (abbiamo passato) anni della mia vita in sezioni di partito a Bari Vecchia e Libertà, e conoscevamo abbastanza bene da potere leggere quei fenomeni al fine di prevenirli attraverso la politica mediata. Quando la prima Giunta Emiliano si insediò a Bari fu naturale dotare la città di un ufficio per la “lotta non repressiva” alla criminalità. Che fine ha fatto quell’approccio nella città di Bari?

Ieri nelle bacheche facebook ho letto decine di commenti indignati con note persino lombrosiane nel descrivere le famiglie di sottoproletariato (non giustifico nulla sia chiaro mi limito a descrivere) che protestavano per potere fare quello che vogliono in città magari in qualche caso per vivere o sopravvivere. Già, fare ciò che vogliono, non è del resto quello che fanno i potenti con i lavoratori oggi? Possiamo noi giudicare così facilmente e frettolosamente mentre sorseggiamo Spritz nei locali alla moda?

Nella regione e nella città in cui i Voucher per sfruttare il lavoro si vendono a milioni ed in cui l’emarginazione sociale e la disoccupazione cresce, davvero ritenete che la questione possa essere liquidata con due cariche di polizia e qualche post indignato su facebook?

Davvero l’azione della classe dirigente amministrativa di Bari che dichiaratamente non fa “politica” ma fa solo amministrazione, può sperare di continuare a sottovalutare quanto sta avvenendo limitandosi a pure necessari richiami alla legalità? Io credo di no.

Ma soprattutto, continuo a pensare che compito della politica non sia tracciare e approfondire solchi tra chi è incluso e chi è escluso. Per decenni abbiamo lavorato a ricucire le due città sia dal punto di vista urbanistico che dal punto di vista sociale e culturale.

Non vorrei che oggi faccia a tutti noi inconsciamente comodo una irrecuperabile Baridelmale cui contrapporre una “BariPerbene”.

Oggi avremmo bisogno, invece, di un progetto che abbia come obbiettivo quello di tentare di re-includere quella parte di città che rischia di perdersi oltre quella già probabilmente persa. Unire la città e non di allontanarne altri pezzi, ponti e non solchi.

Insomma una BariperTutti in cui il bene sia obbiettivo comune e non di una sola parte.

 

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